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1.2 Nuovi standard tessili nell’UE
Video sulla normativa UE in materia di moda: Regolamenti su abbigliamento e tessuti nell’Unione Europea
Regolamenti ambientali nell’industria della moda
Definizione

Le normative ambientali nell’industria della moda riguardano politiche e normative internazionali, comunitarie e nazionali relative alle problematiche ambientali e che hanno lo scopo di creare un’industria della moda più sostenibile a livello mondiale.
Normative ambientali pertinenti l’interno dell’Unione Europea (UE)
- La responsabilità estesa del produttore nel settore tessile (ERP) mira a ridurre i rifiuti dell’industria. I regolamenti mirano anche a rendere i marchi responsabili dell’impatto ambientale dei loro articoli.
- La Direttiva sulla Due Diligence per la Sostenibilità d’Impresa (CSDD) garantisce che la Due diligence in materia di ambiente e diritti umani sia applicata all’intera catena produttiva dalle imprese.
- La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) prevede che le imprese di tutte le dimensioni rendano conto dell’impatto ambientale e sociale delle loro attività, che vengono poi sottoposte a revisione.
- L’ Eco-Design for Sustainable Products Regulation (ovvero il regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili ESPR) mira a massimizzare la sostenibilità con particolare riguardo all’uso delle risorse, alle riparazioni e alla circolarità. Questo regolamento impone di allegare agli articoli un “passaporto del prodotto” per permettere ai consumatori di prendere decisioni informate.
Grazie a questi regolamenti, già in vigore o in via di approvazione all’interno dell’UE, il greenwashing non sarà più un’opzione per le aziende del settore della moda. La strategia olistica dell’UE trasformerà il modo in cui i capi di abbigliamento vengono prodotti, distribuiti e smaltiti, aprendo così la strada a un’industria della moda circolare e più sostenibile.
I Diritti di proprietà intellettuale
Definizione

I diritti di proprietà intellettuale sono i diritti concessi alle persone sulle loro creazioni. Di solito danno ai creatori un diritto esclusivo sull’uso della loro creazione per un certo periodo di tempo.
La proprietà intellettuale nel settore della moda:
Marchio: Un marchio è un segno o un simbolo che permette di distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa da quelli di un’altra. La registrazione del marchio protegge il prodotto e scoraggia i potenziali imitatori.
Brevetti (brevetti di utilità e di design): Ogni aspetto innovativo può essere brevettato nel settore della moda. I prodotti possono essere funzionali o ornamentali, protetti rispettivamente da brevetti di utilità e da brevetti di design. Molti prodotti dell’industria della moda sono protetti da brevetti di design, ad esempio borse, confezioni e calzature.
Diritti d’autore e design: In generale, il diritto d’autore viene utilizzato per proteggere le opere letterarie e artistiche; nel settore della moda viene utilizzato per proteggere i disegni dei tessuti, che sono composti dalla parte estetica e dal design di qualsiasi opera, comprese le forme, la configurazione, i modelli, gli ornamenti, le linee e i colori, nonché tutte le creazioni che sono separate dagli elementi funzionali.
Le indicazioni geografiche (IG) sono diritti di proprietà intellettuale utilizzati per identificare i prodotti di una particolare regione con qualità, reputazione o altre qualità che possono essere direttamente collegate al luogo di origine. Tutelano i capi di abbigliamento confezionati con tessuti distintivi originari di una particolare regione che hanno un valore artistico quando vengono trasformati in abiti e accessori.
Adapted from: https://legamart.com/articles/intellectual-property-in-fashion-cases/
Etichettatura e informazioni ai consumatori
Definizione

Le etichette dei capi di abbigliamento sono un elemento importante nel design della moda. Sono necessarie non solo per rispettare le normative nazionali, ma anche perché forniscono informazioni importanti ai consumatori. Le etichette comunicano al cliente quali materiali sono stati utilizzati per la realizzazione dell’indumento; come prendersene cura e altre informazioni quali: la taglia; il nome del produttore; il marchio. Molti produttori utilizzano un tipo di etichetta speciale per creare la propria identità.
Le etichette e il loro ruolo per un’industria dell’abbigliamento più sostenibile
Alla luce delle complesse problematiche ambientali e sociali del settore dell’abbigliamento, è necessario introdurre strumenti concreti che aiutino i consumatori a scegliere prodotti realizzati con un ridotto impatto ambientale e sociale durante tutte le fasi di produzione. Uno strumento che offre questa possibilità è l’etichettatura dei prodotti. Nel contesto della sostenibilità, ci riferiamo ai marchi ecologici e sociali che vengono assegnati da organizzazioni pubbliche e private, o dalle stesse aziende produttrici, per diffondere e promuovere prodotti socialmente o ambientalmente più rispettosi di quelli convenzionali. Il marchio ecologico più conosciuto è quello ISO, classificato in tre tipi:
Tipo I: marchio ecologico volontario, basato su criteri multipli e di terze parti;
Tipo II: rispetto dell’ambiente auto dichiarato dal produttore senza una certificazione indipendente di terzi;
Tipo III: dichiarazione ambientale basata su dati quantificati di un prodotto e verificati da una terza parte.
I marchi ecologici di tipo I forniscono informazioni di base utili per i consumatori (ad esempio, Global Organic Textile Standard [GOTS], Ecolabel europeo, Nordic Swan e Blue Angel). Questi marchi coprono un’ampia gamma di criteri, in particolare le materie prime, le sostanze chimiche, la durata, in riferimento a parametri di prestazione.
Nonostante i loro vantaggi, i marchi sono spesso causa di confusione e frustrazione. La ragione principale è il numero crescente di schemi di etichettatura, che rende ancora più difficile per i consumatori comprendere le differenze tra di essi, in quanto utilizzano criteri molto diversi. Questa situazione facilita anche il greenwashing. Infatti, i consumatori possono verificare l’affidabilità di un determinato marchio solo ricercando informazioni sui criteri che ne sono alla base per comprendere come e da chi vengono soddisfatti e verificati i requisiti, il che implica grande consapevolezza e impegno da parte dei consumatori.
Oltre alle etichette ecologiche e sociali volontarie, esistono anche etichette obbligatorie del settore. Esse si riferiscono ad aspetti quali la composizione delle fibre, le istruzioni per la cura, le informazioni sulle taglie e il Paese di origine. Queste informazioni sono fondamentali soprattutto nel contesto di un’economia circolare, in cui la durata del prodotto, l’estensione della sua vita, la conservazione dell’energia e dell’acqua durante l’uso e la manutenzione, il ritiro e i sistemi di riciclaggio sono di particolare importanza.
Potenziale di miglioramento, cambiamenti positivi e tendenze future
I sistemi di etichettatura dei capi di abbigliamento esistenti possono essere migliorati. Per quanto riguarda le etichette obbligatorie, sarebbe necessaria una migliore armonizzazione dei requisiti tra i vari Paesi e bisognerebbe includere informazioni sul Paese di origine, sulle sostanze chimiche (restrizione sull’uso di alcune sostanze), sul lavaggio e la cura, sulle prestazioni ambientali e sui requisiti di efficienza dei materiali in termini di durata, riciclabilità, riparabilità, riutilizzabilità e contenuto riciclabile. Sarebbe utile anche inserire consigli per incoraggiare un uso efficiente delle risorse, il riutilizzo e la condivisione.
Nel caso delle etichette ecologiche attualmente volontarie, la sfida principale è quella già intrapresa dall’UE, ovvero Costruire il mercato unico dei prodotti verdi (COM/2013/0196 finale), sviluppando una metodologia armonizzata per il calcolo dell’impatto ambientale dei prodotti (PEF) e delle organizzazioni (OEF) basata sulla metodologia della valutazione del ciclo di vita (LCA). Per specifiche categorie di prodotti, le Product Environmental Footprint Category Rules (PEFCR) forniscono indicazioni tecniche dettagliate sulle modalità di conduzione di uno studio PEF. Per i prodotti tessili, l’applicazione di questa metodologia è attualmente limitata alle magliette, ma si prevede di estenderla ad altre categorie. Questo approccio offre un’etichettatura all’interno di una scala comparativa, che consente di indicare le prestazioni ambientali dei prodotti all’interno della stessa categoria, permettendo ai consumatori di distinguere tra capi di abbigliamento con un impatto ambientale maggiore e minore.
Adapted from: https://link.springer.com/article/10.1007/s00003-021-01319-z
I contratti del settore della moda
Definizione

I contratti sono accordi che garantiscono il funzionamento efficace di un’azienda. L’industria della moda si è evoluta enormemente negli ultimi tempi, dà lavoro a molte persone e contribuisce in modo significativo all’economia di una nazione. Per questo motivo ha bisogno di numerosi contratti per garantire un funzionamento regolare con il minimo rischio.
I contratti più importanti, che svolgono un ruolo fondamentale nella gestione dell’attività di moda, possono essere suddivisi in tre fasi:
Fase I: Realizzazione del prodotto
Questa è la fase iniziale. Gli accordi necessari per la produzione sono gli accordi di produzione e gli accordi di Private label/white label.
Accordi di produzione
Un accordo di produzione viene stipulato tra due parti, il designer e il produttore. In questo caso, l’ideatore del prodotto richiede al produttore la creazione dei prodotti (capi di abbigliamento, accessori, calzature, borse, ecc.) per suo conto.
Accordi di Private Label/ White Label
Con gli accordi di Private Label/White Label lo stilista vende prodotti realizzati con il proprio marchio. Le aziende produttrici forniscono agli stilisti i loro prodotti, mentre l’azienda li commercializza come propri. Questo metodo minimizza i costi di progettazione e gestione dei tempi e riduce gli oneri per il designer.
Fase II: distribuzione del prodotto
Si tratta degli accordi necessari affinché il prodotto raggiunga il mercato:
Accordo di cessione
Un contratto di cessione è un contratto tra il designer e il rivenditore in cui il primo acconsente al secondo di vendere il prodotto del design per un determinato periodo di tempo. Se la merce non viene venduta dal rivenditore, viene restituita all’azienda del designer.
Contratto di Showroom/Dealership
Un contratto di showroom/concessionario è un contratto tra il proprietario dello showroom e il designer. Il rivenditore concede al designer il permesso di esporre i propri prodotti nel suo showroom. Il rivenditore non solo si impegna a esporre gli articoli del designer, ma anche a presentare i prodotti ai suoi acquirenti e a venderli.
Fase III: espansione del marchio
La terza fase riguarda l’espansione del marchio di moda con i seguenti accordi: accordi di licenza e accordi di distribuzione. Questi accordi salvaguardano e ampliano l’attività dell’azienda stilistica.
Accordo di licenza
L’accordo di licenza è un contratto tra l’azienda dello stilista e una seconda parte a cui l’azienda permette l’uso del marchio in un determinato territorio per un periodo limitato. Questo accordo viene generalmente utilizzato per aumentare la copertura territoriale e garantire una fornitura costante di prodotti senza investire enormi quantità di fondi.
Contratti di distribuzione
Un contratto di distribuzione è un contratto utilizzato per stabilire relazioni commerciali tra il distributore e i punti vendita al dettaglio. Il distributore ritira i prodotti dall’azienda produttrice e li commercializza nei punti vendita. Gli accordi di distribuzione possono essere esclusivi, non esclusivi, selettivi e unici:
- Contratto di distribuzione esclusiva: il produttore permette a un solo distributore di commerciare i prodotti nei punti vendita.
- Accordo di distribuzione non esclusiva: l’azienda produttrice autorizza più distributori a rivendere i prodotti ai punti vendita.
- Accordo di distribuzione selettiva: l’azienda autorizza i distributori a rivendere a punti vendita selezionati. Questo accordo è spesso utilizzato dai marchi di lusso.
- Accordo di distribuzione unica: il fornitore nomina un distributore come unico distributore all’interno di un’area geografica.
Based upon: https://fashionlawjournal.com/what-kinds-of-contracts-agreements-are-needed-in-the-fashion-industry/
Responsabilità sociale d’impresa (RSI)
Definizione
La RSI, o Responsabilità Sociale d’Impresa, è un modello di business auto-agente che racchiude tutte le pratiche delle aziende per lo sviluppo sostenibile, con l’obiettivo di essere socialmente responsabili. Per mettere in pratica la Responsabilità Sociale d’Impresa le aziende devono essere economicamente efficaci, avere un impatto positivo sulla società e rispettare e preservare l’ambiente.
Tipi di Responsabilità Sociale d’Impresa
La RSI viene generalmente classificata in quattro modi:

- Responsabilità aziendale ambientale: Implica l’impegno dell’azienda a mettere in atto operazioni sostenibili, per ridurre al minimo l’impatto ambientale attraverso pratiche come la riduzione dell’impronta di carbonio e l’utilizzo di risorse sostenibili.
- Responsabilità sociale etica/diritti umani: Le aziende si impegnano ad adottare pratiche commerciali etiche, che sostengono i principi dei diritti umani come il trattamento equo, il commercio equo e rifiutano pratiche non etiche come il lavoro minorile e la discriminazione.
- Responsabilità filantropica d’impresa: Le aziende contribuiscono attivamente al benessere della società donando i fondi ricavati dagli utili a cause umanitarie locali attraverso trust o fondazioni.
- Responsabilità economica d’impresa: Le decisioni finanziarie sono basate sull’impegno per il bene sociale, compresi gli investimenti in energia alternativa, il sostegno all’istruzione e il finanziamento di enti di beneficenza locali per contribuire al più ampio benessere della società.
Adapted from: https://benevity.com/resources/types-of-corporate-social-responsibility
Leggi sul lavoro e sulle condizioni lavorative
Definizione

Le “leggi sul lavoro e sulle condizioni lavorative” si riferiscono al quadro giuridico che regola l’impiego e le modalità di svolgimento del lavoro.
Con “leggi sul lavoro” ci si riferisce alle norme giuridiche che regolano il rapporto tra datori di lavoro e dipendenti, che coprono aspetti come i salari, gli orari di lavoro, la sicurezza e la contrattazione collettiva; con “condizioni di lavoro” si identificano l’ambiente e le circostanze in cui i dipendenti lavorano, che comprendono fattori come lo spazio fisico, la sicurezza, gli orari, la retribuzione e il benessere generale.
Le leggi sul lavoro e le condizioni di lavoro nel settore della moda possono variare notevolmente a seconda del Paese e della regione. Tuttavia, ci sono alcune questioni comuni che tendono a essere prevalenti nell’industria della moda globale.
Salari bassi e compensi non equi: Uno dei problemi principali dell’industria della moda è la prevalenza di salari bassi, in particolare per i lavoratori dei Paesi in via di sviluppo dove vengono prodotti molti capi di abbigliamento. Alcuni lavoratori, compresi quelli dei laboratori clandestini, percepiscono compensi irrisori rispetto alle lunghe ore di lavoro.
Condizioni di lavoro non sicure: L’industria della moda presenta spesso problemi di sicurezza, soprattutto nelle fabbriche in cui vengono prodotti gli indumenti. La scarsa manutenzione dei macchinari, l’inadeguatezza delle misure di sicurezza e la mancanza di una formazione adeguata contribuiscono a causare incidenti e infortuni.
Lavoro minorile: il lavoro minorile è un problema di lunga data nell’industria della moda. Alcune aziende, consapevolmente o meno, utilizzano il lavoro minorile nelle loro filiera produttiva, spesso in Paesi con normative meno severe.
Sfruttamento dei lavoratori: I lavoratori dell’industria della moda sono spesso vittime di sfruttamento, con orari di lavoro prolungati, in mancanza di sicurezza del posto di lavoro e con benefici limitati o inesistenti. Molti lavoratori sono assunti su base temporanea o contrattuale, il che li rende vulnerabili allo sfruttamento.
Mancanza di diritti dei lavoratori: In alcuni casi, i lavoratori subiscono restrizioni al loro diritto di organizzarsi o di aderire ai sindacati, che limitano la loro capacità di negoziare per ottenere migliori condizioni di lavoro e salari equi.
Impatto ambientale: Anche se non direttamente collegato alle leggi sul lavoro, l’impatto ambientale dell’industria della moda è una preoccupazione crescente. Questo include questioni come la produzione di rifiuti, l’inquinamento e l’uso di sostanze chimiche nocive nel processo di produzione.
Iniziative e miglioramenti: Negli ultimi anni si è assistito a una crescente consapevolezza di questi problemi, che ha portato a iniziative volte a migliorare le condizioni di lavoro nell’industria della moda. Alcune aziende stanno adottando pratiche etiche e sostenibili e le certificazioni del commercio equo e solidale e altri standard etici stanno diventando sempre più importanti.
Trasparenza e responsabilità: I consumatori e i gruppi di difesa chiedono sempre più trasparenza nella filiera della moda. Questo ha portato alcune aziende a rendere trasparenti le loro pratiche di approvvigionamento e le condizioni di lavoro, per dimostrare la propria affidabilità.
È importante che i consumatori siano consapevoli delle pratiche etiche e lavorative dei marchi che sostengono. I regolamenti governativi, le norme internazionali sul lavoro e l’attivismo dei consumatori svolgono un ruolo essenziale nel definire le condizioni di lavoro nell’industria della moda. Gli sforzi per promuovere pratiche di lavoro equo e una produzione sostenibile devono continuare per aumentare la consapevolezza ambientale di aziende e consumatori.
Leggi sul commercio internazionale
Definizione

In generale, il diritto commerciale internazionale comprende le regole e le consuetudini da rispettare quando si intraprendono scambi commerciali con paesi stranieri. Oggi il diritto commerciale internazionale consiste in un corpus legislativo internazionale, composto principalmente da trattati internazionali e atti di organizzazioni intergovernative internazionali. Una nuova area del diritto commerciale internazionale, sviluppatasi solo di recente, riguarda il commercio internazionale della proprietà intellettuale.
Loosely based upon: https://www.justia.com/international-law/international-trade-law/
Collegamento tra politiche commerciali e moda
Le politiche commerciali hanno conseguenze di vasta portata per il settore della moda. Le tariffe e i dazi doganali esercitano un’influenza significativa, che incide sui costi di produzione, sulle scelta delle materie prime e, in ultima analisi, sui prezzi al consumo. Gli accordi commerciali, compresi quelli di libero scambio, svolgono un ruolo fondamentale nel definire l’accesso al mercato e l’efficienza della filiera produttiva. La sostenibilità e l’eticità nella scelta delle materie prime si intrecciano sempre più con le politiche commerciali, in quanto possono incentivare pratiche ecologiche e il rispetto delle normative ambientali e del lavoro.
Tariffe doganali
Le tariffe doganali sono tasse sul commercio internazionale di importazione o esportazione, basate sul valore o sul peso del prodotto. L’industria della moda si trova ad affrontare problemi di scelta delle materie prime a causa di tariffe doganali elevate, che spingono i marchi a cercare regioni con tariffe più basse. Questo cambiamento nella scelta delle materie prime ha un impatto su diversi aspetti chiave della filiera, come la delocalizzazione della produzione, il cambiamento dei modelli economici e la ristrutturazione della filiera stessa.
Tasse e dazi
Tasse come l’IVA, i dazi doganali e le accise incidono notevolmente sulla struttura dei costi dei prodotti di moda nel commercio internazionale. I marchi di moda sono soggetti a diverse imposte e tariffe:
– Imposta sul valore aggiunto (IVA): Questa imposta sui consumi, che varia da Paese a Paese, comporta problemi aggiuntivi per i marchi di moda. Le variazioni dell’IVA hanno un impatto diretto sui prezzi al dettaglio, perché incidono sulle abitudini dei consumatori.
– Dazi doganali: Applicati alle importazioni in base al valore, alla quantità o al peso, i dazi doganali richiedono grande attenzione. Incidono in modo significativo sull’appeal dei prodotti di moda nel mercato globale.
– Accise: Le accise mirano a limitare il consumo di beni specifici, come gli articoli di lusso. I produttori devono tenere conto di queste tasse al momento di stabilire i prezzi, che possono restringere il mercato per alcuni prodotti.
Accordi commerciali:
Gli accordi di libero scambio e i patti commerciali regionali possono migliorare o ostacolare la catena di approvvigionamento della moda. Eliminando o riducendo le tariffe e le barriere commerciali, accordi come il NAFTA o il CPTPP semplificano le operazioni doganali delle aziende della moda. I cambiamenti nelle politiche commerciali o ritiri dagli accordi possono interrompere in modo significativo le catene esistenti e influenzare le scelte di approvvigionamento.
– Gli accordi di libero scambio mirano a ridurre o eliminare le tariffe e le barriere commerciali tra i Paesi membri. tali accordi semplificano le operazioni doganali per le aziende del settore moda, con conseguenti risparmi sui costi, sui tempi di consegna e un migliore accesso al mercato.
– Gli accordi commerciali hanno anche un impatto sulla strategia di scelta delle materie prime di un marchio. I marchi possono rifornirsi strategicamente di materiali e spostare la produzione in Paesi che fanno parte di accordi commerciali per ottimizzare l’efficienza dei costi e ampliare la portata del mercato.
Spostamento verso la moda sostenibile
Il passaggio alla moda sostenibile non è solo influenzato da fattori economici, ma anche dalle politiche commerciali. Queste politiche possono promuovere o ostacolare le pratiche di sostenibilità:
Decisioni sulla scelta delle materie prime: La conoscenza delle tariffe e degli accordi commerciali guida i marchi di moda nell’approvvigionamento dei materiali e dei luoghi di produzione.
Conformità alle normative: Le politiche commerciali possono includere standard ambientali, diritti del lavoro e pratiche di commercio equo e solidale.
Commercio e sostenibilità: il settore della moda si trova in una situazione difficile, in quanto deve combinare stabilità finanziaria e standard etici. Il modo in cui le politiche commerciali affrontano queste sfide determina il risultato.
Impatto sull’approvvigionamento sostenibile: Le politiche commerciali hanno un impatto significativo sulla fornitura e sui prezzi dei prodotti di base. Ad esempio, gli accordi commerciali che promuovono l’approvvigionamento ecologico possono spingere le aziende della moda ad adottare strategie ecologiche.
Lavoro e considerazioni etiche: I costi di manodopera più bassi in alcuni Paesi li rendono appetibili come siti di produzione per gli operatori del settore moda sensibili ai costi. Tuttavia, accordi commerciali ben formulati possono incoraggiare pratiche di approvvigionamento e produzione etiche, e il rispetto di standard lavorativi equi.
Moda circolare: In una moda circolare, la riduzione dei rifiuti si ottiene con il riciclo e l’upcycling. il passaggio di abiti usati, tessuti e materiali riciclabili attraverso le frontiere è regolato dalle politiche commerciali. Le normative governative, che sostengono o ostacolano l’economia circolare hanno un impatto sulle importazioni e sulle esportazioni.
Gestione della bilancia commerciale e crescita economica
Se da un lato le politiche commerciali rappresentano una sfida per le pratiche di sostenibilità dell’industria della moda, dall’altro presentano anche opportunità di cambiamento positivo, poiché utilizzando le politiche commerciali i governi possono motivare azioni responsabili dal punto di vista ambientale.
Le aziende del settore moda dovrebbero essere obbligate a divulgare informazioni sulle pratiche della loro filiera produttiva, comprese le valutazioni ambientali e del lavoro, per cui dovrebbe essere richiesta e garantita una maggiore trasparenza. Inoltre, uno sforzo collettivo tra le diverse entità può promuovere pratiche commerciali consapevoli dal punto di vista ambientale nell’industria della moda.
Infine, le politiche commerciali possono essere usate per incoraggiare la comprensione dei consumatori delle connessioni esistenti tra le loro scelte e gli effetti sociali e ambientali dei prodotti di moda.
Le buone pratiche relative ai nuovi standard tessili nell’UE
| Nome: | Hohenstein, nuovo metodo di prova standardizzato per rilevare e classificare gli effetti ambientali dei tessuti durante il lavaggio |
| Link: | Textiles Mikroplastik – HohensteinDIN SPEC 4872 to assess impact of textile microfibers – HohensteinHohenstein.US/microfibers |
| Settore Industriale: | Nuovi standard tessili in UE |
| Luogo: | Germania |
| Descrizione: | Il fornitore di servizi di test Hohenstein ha collaborato con i propri partner per creare un nuovo metodo di test standardizzato per rilevare e classificare gli effetti ambientali dei prodotti tessili durante il lavaggio. DIN SPEC 4872 combina l’analisi del rilascio di fibre, con la biodegradabilità e l’eco-tossicità.Il metodo DIN SPEC 4872 mostra quante fibre vengono rilasciate durante il lavaggio dei tessuti, quanto queste fibre si degradano nelle acque reflue e quanto sono dannosi i residui di fibre per l’ambiente. Il lavaggio dei tessuti rilascia microfibre nell’acqua di lavaggio, che non possono essere trattenute dagli impianti di trattamento delle acque reflue. Le fibre sintetiche rappresentano il rischio maggiore per l’ambiente a causa della loro longevità e incapacità di biodegradarsi. |
| Impatto: | |
| Vantaggi ambientali: | Riduzione della quantità di microplastiche nelle acque (dal lavaggio). |
| Vantaggi tecnologici e innovativi: | Il nuovo standard consente ai produttori e ai fornitori di tessuti di testare, valutare e confrontare i prodotti per quanto riguarda il rilascio di fibre durante il lavaggio e l’impatto ambientale. |
| Altre osservazioni: | Juliane Alberts vede in questa valutazione sistematica un’opportunità per l’industria tessile di intervenire sull’impatto ambientale: “I nostri dati affidabili possono essere utilizzati come base per uno sviluppo più mirato dei prodotti. È un modo per controllare attivamente e consapevolmente l’inquinamento ambientale”. |


| Nome: | MUD Jeans |
| Link: | www.mudjeans.nl |
| Settore Industriale: | Design per la riduzione e il riutilizzo dei rifiuti, Modelli aziendali circolari, Nuovi standard tessili nell’UE |
| Luogo: | Amsterdam |
| Descrizione: | L’azienda si concentra su una piccola catena di approvvigionamento con 5 partner principali e aderisce alla filosofia del design circolare che prevede il riutilizzo, la condivisione, la riparazione, la rigenerazione e il riciclaggio. Ogni paio di MUD Jeans viene riciclato in un nuovo MUD Jean – è il primo produttore di denim circolare. Questo approccio aiuta a prolungare la vita dei prodotti e a ridurre al minimo i rifiuti, contribuendo a un ecosistema della moda più sostenibile. |
Impatto: | 48,7 milioni di litri d’acqua risparmiati nel 2022evitati 251 mila chili di emissioni di CO2 nel 2022risparmiati 18.363 paia di jeans dalla discarica nel 202272% di acqua in meno per un paio di jeans41% di CO2 in meno per la produzione di un paio di jeans92% di rifiuti in meno |
| Vantaggi Ambientali: | Riduzione degli sprechi nella produzione, utilizzo di materiali sostenibili come il cotone organico certificato GOTS e il cotone riciclato certificato GRS. |
| Benefici Economici Sociali: | Adesione agli SDGs, garantendo condizioni di lavoro eque, sicure e salutari. |
| Vantaggi tecnologici e innovativi: | Enfasi sulla circolarità, sull’uso sostenibile dei materiali e sugli standard di produzione etici. |
| Altre osservazioni: | Aderisce agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e mantiene una catena di approvvigionamento trasparente, indicando la conformità con gli standard tessili dell’UE. |

